Intervista a Lina Wertmuller

“Mio nonno era napoletano ma, certamente, non solo per questo adoro Napoli.  Quello che mi attira dei napoletani è la loro allegria abbracciata alla tristezza, la loro capacità di rinascere dalle cadute, il loro rapporto musicale con la vita. Saranno considerazioni banali ma, credo, contengano un pizzico di verità. Forse è per queste ragioni che ho girato tanti film a Napoli.”  La prima pellicola che Lina Wertmuller, executive board della XII Edizione dell’Ischia Global Film & Music Fest, ha girato a Napoli fu il “musicarello” Rita la zanzara, seguiti da La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia, Un complicato intrigo di donne vicoli e delitti, Ferdinando e Carolina, Ninfa plebea, Io speriamo che me la cavo e Francesca e Nunziata. Ma è con lo schioppettante Pasqualino Settebellezze del ’76, candidato al Premio Oscar come migliore film straniero, che Lina Wertmuller ha indissolubilmente legato il suo nome a quello di Napoli. “Mi sono sempre trovata a mio agio a dirigere attori napoletani come Peppino De Filippo, Nino Taranto, Isa Danieli e Sofia Loren, una donna ed professionista impeccabile che ho avuto al mio fianco sia in Sabato, domenica e lunedì, insieme a Luca De Filippo, che in Francesca e Nunziata." Anarchica ed irregolare, con la sua voglia di spiazzare sempre il pubblico, anche con i chilometrici titoli dei suoi film, si è sempre concessa delle libertà narrative. “In Io speriamo che me la cavo, modificai il romanzo di D’Orta ed introdussi la figura del protagonista, proprio per affidare il ruolo a Paolo Villaggio. I miei ultimi lavori? Fedele al motto: “E’ sempre pericoloso pattinare nelle piste tracciate dagli altri” ho girato per la Rai un documentario sulle più belle città d’Italia: ho scelto Roma, Venezia e Napoli ed ho affidato a Gioacchino Rossini, interpretato da Elio della Storie Tese, il compito di  legarle insieme. Ho poi scritto una sceneggiatura con Raffaele La Capria sulla vita di Salvatore Di Giacomo che si chiama Napoli lontanamente.”

Articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno  18-7- 2014

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