Le regole dell'attrazione (The
rules of attraction)
di Roger Avary con Shannyn Sossamon,
James Van der Beek, Ian Somerhalder – USA – 2002 – Durata
Al Camden College circola di tutto e gli studenti più che frequentare i corsi e le lezioni tracannano alcol, assumono droga e pensano solo a fare sesso. Grazie ad una narrazione ad intreccio s’incrociano tre storie; Sean (James Van der Beek) è un gran seduttore, ama sniffare coca ma è pieno di debiti; Lauren (Shannyn Sossamon) innamorata di un coetaneo partito per un viaggio in Europa, si ubriaca ad una festa a tal punto che al risveglio non ricorda neppure con chi ha perso la verginità; Paul (Ian Somerhalder) è un gay tenebroso che cerca, senza successo l’anima gemella.
Il regista, uno degli autori dello script di Pulp fiction e di Una vita al massimo abbandona i toni duri e violenti delle ambientazioni tarantiniane e scottiane e confeziona una commedia fresca ma acerba. I dialoghi sono pepati e gli studenti più che maledetti e disperati appaiono così vuoti e superficiali che uno di loro afferma: “A volte non credo alle cazzate che mi escono dalla bocca. Mentre parlo di qualcosa, penso ad altro e mentre mi guardo intorno, la bocca mi fa uscire pensieri dalla testa che mi scivolano sulla lingua come fossero zuccherini. Immagino cose che non ho mai visto e tutto quello che avrebbe potuto essere.” Non manca qualche virtuosismo estetico (fotogrammi riavvolti al contrario o montati come fossero un megavideoclip, alcuni passaggi con l’uso dello split screen) ed un uso smodato della voce fuori campo per sottolineare le emozioni ed i commenti dei protagonisti. Anche se il tono resta quello della commedia giovanilistica, il regista prova a dare un tocco drammatico alla pellicola con il suicidio di una ragazza e quello tentato dello stesso Sean che prova prima ad impiccarsi al gancio del soffitto della sua cameretta e successivamente ingurgita tutti i farmaci che aveva nel cassetto. Da segnalare due frasi cult: “Conoscermi? Nessuno conosce nessuno. Mai!” e quella di una studentessa che guardandosi allo specchio, si dirà: “Sto bene così? Magra bulimica o magra anoressica? La magra bulimica passa per una sana, tranne per i denti che spesso si cariano. I miei non sono cariati, perciò…” Dal romanzo omonimo di Bret Easton Ellis.