Prendimi l'anima di Roberto Faenza.- 2003

1904. Nell'ospedale Burghölzi di Zurigo, Carl Gustav Jung (Iain Glen) ha in cura Sabina Spielrein (Emilia Fox) una giovane ebrea appartenente ad una ricca e colta famiglia russa. Nel corso del ricovero, attratto dalla sua fragilità, grazie al metodo delle libere associazioni, prova a scardinare le sue difese. Jung trascura la moglie Emma (Jane Alexander) e diventa l’amante di Sabina che migliora a vista d’occhio, relaziona con gli altri ricoverati e riprende a mangiare regolarmente. Jung continua a frequentare Sabina anche dopo la sua dimissione dall’ospedale ma, temendo che la scandalosa relazione extraconiugale possa compromettergli la carriera, l’allontana. Sabina, comprende che non può legarlo a sé, si mette in disparte e, con il passare degli anni, si laurea in medicina e, dopo essersi sposata, apre l’Asilo Bianco, il primo asilo per bambini ad orientamento psicoanalitico. Ma la repressione stalinista mette al bando la psicoanalisi e Sabina è costretta a rifugiarsi a Rostov, sua città d’origine. I titoli di coda ci informano che Sabina sarà uccisa nel 1942 dai nazisti insieme alla figlia Renate.Sospeso tra fiction e documentario, il film è basato sul carteggio segreto tra Jung, Freud e Spirlein, trovato casualmente nel 1977, a Ginevra, negli scantinati del Palais Wilson, sede dell'Istituto di Psicologia svizzero. Faenza mette in scena la tormentata storia d'amore tra il giovane Jung (allora trentenne) e Sabina Spierlein ma, più che impaginare un film sulla psicoanalisi, sembra proporre un viaggio nella passione amorosa e sulla sua disperata rinuncia. Sabina è descritta come una donna deprivata affettivamente sin da bambina, vittima di un padre violento che la picchiava continuamente. Fragile ma solare, tenace e volitiva, sin dalle prime battute, mostra una grande forza d’animo e riesce a relegare in soffitta i propri fantasmi. Al confronto Jung appare un uomo fragile, meschino e tormentato che sacrifica, cinicamente, l’amore in nome del decoro borghese e del prestigio scientifico. Faenza è attento alla ricostruzione storica del tempo e ci mostra Sabina, dopo aver tentato il suicidio, legata miseramente ad un letto di contenzione. Il regista arricchisce la vicenda lasciando che la giovane Marie (Caroline Ducev) lontana parente di Sabina, si rechi da Parigi in Russia per cercare documenti sulla vita di Sabina ed è aiutata nel suo peregrinare tra archivi da Richard Fraser (Craig Ferguson) uno storico scozzese che insegna all’Università di Glasgow. Non mancano i momenti di grande impatto emotivo (il ballo tra Sabina e Jung all’interno del manicomio Burgholzli) e le dotte citazioni (Klimt, Tristan und Isolde di Richard Wagner)  Emilia Fox, tenera e disarmante, riesce a rendere credibile la figura di Sabine. Superlativo Iain Glenn.

 
Per l'intervista completa a Roberto Faenza, l'antologia della critica e della critica online del film si rimanda al volume di Ignazio Senatore: "Roberto Faenza Uno scomodo regista" - 2012 -Falsopiano Editore

 

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