Polisse
La “Brigade de Protection des Mineurs” (Squadra di protezione dei minori) è impegnata ogni giorno nella tutela dei minori a rischio. Sotto i loro occhi sfilano storie di umana sopraffazione; padri che abusano dei figli, insegnanti che molestano i piccoli allievi, madri che non hanno il becco di un quattrino e sono costretti a dare in affidamento il loro unico figliolo; ragazzine obbligate a delle penose prestazioni sessuali, pur di riavere il cellulare a cui tengono tanto. Sullo sfondo le vite convulse e sofferte dei poliziotti; chi, pur amandolo, è rifiutata dal marito che la tradisce e la costringe di separarsi, chi, non regge emotivamente le storie dei minori che ascolta e vomita tre volte al giorno, chi (Joeystarr) manda all’aria il proprio matrimonio per Melissa (Maïwenn Le Besco), una fotografa spedita dal Ministero per documentare la loro attività di difesa dei minori.
La talentuosa regista transalpina, al suo terzo film, ambienta la vicenda a Parigi e si ritaglia il delicato ruolo di Melissa, la fotografa che “spia”, osserva e diviene testimone della frenetica, snervante e fortemente emotivizzata, attività della squadra speciale della polizia francese.
Maïwenn Le Besco sceglie un taglio
realistico e piuttosto che mettere in campo i soliti poliziotti dai modi bruschi
e dal grilletto facile impegnati nella caccia di criminali incalliti, ci mostra
un gruppo affiatato e ben assortito di agenti (non in divisa), dotati di empatia
e grande capacità d’ascolto che, con grande sensibilità, raccolgono le dolorose
storie di chi è vittima della malsana violenza e perversione degli adulti. Il
linguaggio è secco, il ritmo incalzante ma la confezione, seppur di ottimo
livello, finisce (involontariamente) per strizzare l’occhio alla fiction
televisiva. Piccola particina per Scamarcio nel ruolo
del marito separato dell’inquieta Melissa.