Pixote, la legge del più debole (Pixote, a lei do mas fraco)
di Hector Babenco con Fernando Ramos Da Silva, Jorge Julião, Gilberto Moura,
Marilia Pêra - Brasile – 1980 – Durata
Pixote (Fernando Ramos Da Silva) è uno
dei tanti ragazzini di San Paolo del Brasile, costretti a rubare e ad a sfidare
la legge per poter sopravvivere. Recluso in un carcere minorile, è vittima della
violenza dei secondini e della complice indifferenza del direttore
dell'istituto. Fumaca, un giovane detenuto, muore per le percosse ricevute da un
poliziotto; la notizia filtra all’esterno ed alcuni giornalisti indagano per
scoprire la verità. La direzione copre i colpevoli ed accusa del delitto un
altro detenuto, scatenando la ribellione dei reclusi. Nel corso della protesta
Pixote evade con Lilica (Jorge Julião) e Dito (Gilberto Moura) e, ben presto, i
tre mettono su una baby- gang che imperversa in città. Dopo aver spacciato e
sniffato coca, diventano i protettori di Suelì (Marilia Pêra) una prostituta più
sconfitta e disperata di loro. Lilica e Dito periscono tragicamente e Pixote
uccide Deborah, una ballerina che voleva truffarlo.
"La missione del cinema
è quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali
ancora non avevamo ancora avuto sguardi."affermava
il noto regista Erich Rohmer. Ci sono sguardi che preferivamo non vedere mai
sullo schermo come quelli dimessi, feriti e sconsolati del piccolo protagonista.
Il film, toccante e senza speranza, é diretto con tocco realistico ed anche se
Babenco lascia fuori campo le scene dei bambini che si prostituiscono per
qualche spicciolo o che sono abusati da adulti senza scrupoli, impietosamente,
li mostra mentre sniffano cocaina e si aggirano spaesati e smarriti nelle
poverissime favelas brasiliane. Il talentuoso regista argentino divide il film
in due parti; la prima nel fatiscente e spoglio carcere brasiliano, teatro di
percosse, violenze e soprusi degli adulti ai danni dei giovani carcerati e nella
seconda popolosa e caotica San Paolo. Senza pietismi e commiserazione Babenco
mostra questi bambini precocemente adultizzati che, con sprezzo del pericolo,
affrontano adulti violenti e corrotti, frequentano ambienti malsani popolati da
prostituite e malavitosi e si macchiano di feroci delitti, senza mostrare
neppure un minimo cedimento emotivo. Il regista impagina pagine di grande
poesia; su tutte quando la materna Suelì, per contenere la sofferenza di Pixote
(appellativo di “magrolino” in argentino) va incontro alle sue richieste
regressive e l’allatta al seno. Tratto dal romanzo
Infancia dos Mortos
di José Louzeiro.