Pianese Nunzio 14 anni a maggio
di Antonio Capuano con
Napoli. Don Lorenzo Borrelli
(
Capuano, coraggiosamente, nelle sue storie ci mette sempre l’anima ed il cuore, lascia fuori campo le scene “peccaminose” tra i due amanti e narra, senza enfasi, il tormento di Don Lorenzo che, dopo mille indugi, seppur divorato dai sensi di colpa, non può che cedere alla passione della carne. Il regista lascia sottotraccia il dolore di Nunzio che vorrebbe sottrarsi alle avances del sacerdote ma alla fine cede perché si sente “in debito” nei confronti di chi gli ha mostrato affetto e tenerezza.
Più che sulla perdizione e dannazione di un uomo di fede, il film, dagli evidenti echi brechtiani, è una spietata denuncia contro il sottobosco malavitoso napoletano, contro l’emarginazione ed il degrado di certi quartieri della città che costringe adolescenti e minori a negare la propria infanzia ed a tuffarsi nella droga, nella delinquenza o ad accettare, in cambio di calore umano le malsane e morbose attenzioni degli adulti. Il regista spezza il ritmo adottando un espediente narrativo accattivante e dal grande impatto emotivo che strizza l’occhio a Ludwig di Visconti e che mostra i diversi protagonisti, testimoni in un virtuale processo giudiziario, che si rivolgono alla macchina da presa, declinano le proprie generalità e forniscono un fugace commento sul ruolo che hanno avuto nel corso della vicenda. Il titolo rimanda ai freddi ed impersonali verbali della polizia. Musiche di Mozart, Gluck, Alma Megretta e Nino D’Angelo.