La misura del confine
di Andrea Papini
Ci sono paesaggi che,
da sempre, hanno caratterizzato i generi cinematografici; le infinite praterie e
gli assolati deserti del western, le chilometriche lingue di asfalto dei
road.movie, le claustrofobiche ed ipnotiche città del noir. Messi da parte
alcuni autori (Antonioni, Wenders…)
che suggerivano il rispecchiamento tra paesaggio e stato
d’animo dei personaggi, altri registi, per impreziosire trame, a volta sbilenche
o traballanti, hanno inflazionato il grande schermo con i primi piani dei
protagonisti che si stagliavano sullo sfondo di melanconici tramonti o di
romantici cieli notturni, punteggiati milioni di stelle. E se si è perso ormai
il conto delle pellicole girate su spiagge assolate, si contano sulla punta
delle dita, invece, quelle ambientate in alta montagna Coraggiosamente, il
regista Andrea Papini, autore del magnetico
La velocità della luce
(2008), sceglie uno sperduto rifugio sul Monte Rosa come scenario della vicenda
e narra della scoperta di una mummia, posta al confine tra l’Italia e
Recensione pubblicata su Segno Cinema - N. 171 Settembre - Ottobre 2011