Melinda e Melinda di Woody Allen – USA - 2005

 

 

In una serata di pioggia, quattro intellettuali newyorkesi si interrogano, a cena, se la vera sostanza della vita sia comica o tragica. C’è chi crede che la tragedia colga la vera essenza della vita e che la comicità sia solo pura evasione, chi, invece, è del parere opposto. Ne nasce, per gioco, una storia. Che succede se Melinda, una donna un po’ pasticciona, insicura e costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, piomba, all’improvviso, a casa di qualcuno, nel bel mezzo di una cena? Le due storie parallele e sovrapponibili nella loro evoluzione, iniziano a prendere sempre più corpo fino a strutturarsi in due ipotesi narrative completamente in antitesi tra loro. “La vita è imprevedibile”. Nella prima storia Melinda (una strepitosa e convincente Randa Mitchell) è una donna che molla il lusso di Park Avenue, un marito e due figli, per amore di un fotografo. Da questa sua “imperdonabile” scelta, scaturiranno una cascata di eventi tragici che la porteranno ad un tentativo di suicidio. Dopo aver urlato a se stessa,“Voglio aver voglia di vivere”, proverà a mettere in ordine nella sua vita. Incontrerà un talentuoso musicista, si innamorerà di lui, ma questi allaccerà una relazione amorosa con la sua migliore amica. “La vita è un pasticcio”. E’ il leit-motiv da cui si snoda la storiella (comica) parallela. Melinda è una donna che non si è ancora ripresa dal tradimento del marito. Dopo aver tentato maldestramente il suicidio, chiederà aiuto ad una coppia che vive nel suo stesso palazzo. Dopo una girandola di colpi di scena, Melinda si innamorerà, ricambiata del suo timido ed impacciato vicino di casa.

Ci sono registi che hanno sfornato film così deliziosi, che sei disposto a perdonarli se fanno un piccolo scivolone. Woody Allen è uno di questi. La sua ultima pellicola “Melinda e Melinda” non è certamente un capolavoro ma è, nel complesso, godibile ed in grado di mettere in moto l’immaginario dello spettatore. Allen confeziona questo ennesimo “divertissement”, riproponendo alcuni dei suoi classici temi; il naufragio delle relazioni amorose, il senso di vertigine e di vuoto che assale, quotidianamente, le fragili creature umane, le difficoltà del singolo ad adattarsi psicologicamente ai continui cambiamenti che la vita richiede. Il regista li declina a suo modo, dotandoli di un pizzico di humour, di sarcasmo e di ironia, ricordandoci che dietro una lacrima c’è sempre un timido sorriso e dietro una risata si nasconde, spesso, una piccola ruga. Il suo sguardo, un po’ ingenuo e disincantato, sembra suggerirci che la comicità e la tragedia vanno sempre a braccetto e che la vita è un mix costante di gioie e di dolori, di inganni e disinganni, di illusioni e disillusioni.

Il grande regista newyorkese, con questa commedia dolceamara, ci suggerisce di affrontare l’esistenza con un pizzico d’ottimismo in più e ci invita ad amare la vita proprio perché imprevedibile, capricciosa e sempre ricca di sorprese. Il film si chiude con un ultimo consiglio del vecchio simpatico Woody: “Godetevi la vita perché ci tocca un solo giro.” Chi potrebbe dargli torto?

 

Recensione pubblicata sulla Rivista Friendly – Numero 3 – Marzo 2005

 

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