Kitchen - Cucina (The kitchen)

di Yoshimitsu Morita con Ayako Kawahara, Kenji Matsuda, Isao Hashizume, ,Saki Matsura - Giappone. 1994 – Durata 94’

 

Il giovane Yuichi Tanabe (Kenji Matsuda) sbarca il lunario come tassista abusivo e vive con suo padre Eriko (Isao Hashizume) che, dopo la morte della moglie, è diventato donna e gestisce un locale per gay. Dopo la scomparsa della nonna Mikage Sakurai (Ayako Kawahara) aspirante cuoca resta da sola e va a vivere a casa di Yuichi. I due iniziano a legarsi sempre più ma quando Mami Okumo (Saki Matsura) confessa a Mikage di essere innamorata di Yuichi, lei abbandona il campo e se ne va a vivere da sola e riceve un’offerta per andare in Europa. Solo allora scopre che desidera restare solo accanto al suo amato Yuichi.

Scialba trasposizione dell’omonimo romanzo di Banana Yohsimoto. I dialoghi sono leggeri come una piuma, l’intreccio narrativo inesistente e la scelta di Eriko di diventare donna è liquidata con una frettolosa confessione regalata a Mikage: “Per capire perché sono voluta diventare donna e madre, ho dovuto capire il mio corpo, il mio carattere, l’ambiente familiare che mi aveva formato. Tutte queste sono chiavi di lettura che è importante avere. Tuttavia credo che una persona che mi sia vicina e che abbia una sensibilità  simile alla mia possa riuscire a capirmi senza tutti quegli elementi, sempre che io l’aiuti certo.”  Nel corso del film Eriko è ricoverata in una clinica psichiatrica ed a Mikage che le chiede come si sente, risponde, sorridente:“Il corpo è in forma perfetta ma è la testa che… Quando sono diventata donna e mamma ero consapevole e risoluta ma alla fine i nervi subiscono il contraccolpo. Qui l’animo non è che si riposi molto ma si diverte. Per questo devo fingere di essere ammalata; se vedo che sto bene mi cacciano subito.” Il regista saltella da un personaggio all’altro, senza metterne a fuoco nessuno. Per tutto il film la scelta del padre di essere diventato donna, di aver allacciato una storia con un uomo e di ricoverarsi nel reparto psichiatrico sembra non suscitare nel giovane  Yuichi nessun commento e neanche la benché minima reazione.  Il cibo fa da filo conduttore alla vicenda ma rimane anch’esso sullo sfondo. Gli unici momenti di struggente poesia sono le scene che ci mostrano Mikage che per sentirsi protetta, si rintana in cucina e, regressivamente, si accovaccia accanto al frigorifero.

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