"Io robot" di Alex Proyas - 2004

 

"Io robot", il nuovo film di Alex Proyas, è ambientato in una futuristica Chicago del 2035. Docili e servizievoli i robot sono programmati per ubbidire e non recare danno al genere umano. La USR (la più grande società del settore) sta per immettere sul mercato una nuova generazione di omini di latta. Tutto sembra pronto quando (naturalmente) un robot inizia ad evolversi spontaneamente e a ribellarsi al sistema. Come ne "Le invasioni degli ultracorpi", film capolavoro del genere SF, un uomo (l'agente Spooner) fiuterà il pericolo che incombe sull'umanità. Inizialmente sarà preso per matto e nessuno gli darà ascolto. Nell'happy-end finale, grazie anche all'aiuto dell'immancabile strizzacervelli in gonnella, il pianeta sarà salvato dall'assalto degli anaffettivi invasori di latta. Il regista, già autore dello splendido "Dark city” confeziona questa volta una pellicola fredda e senza anima. Proyas sembra svolgere diligentemente il compitino propostogli e rispolvera tematiche (il robot che piange, sogna e prova emozioni) già comparse in migliaia film del genere. Il film s'ispira a dei racconti di Isaac Asimov ma quest'ultimo non è Philiph K. Dick e la differenza si vede. (...)

La trama è inoltre confusa, al punto che, alla fine del film, non si capisce nemmeno chi erano i buoni e chi i cattivi. Da un punto di vista stilistico, Proyas sceglie di non girare una scena in notturna e di inondare il film di una luce accecante e dalla tonalità azzurra. Ed è proprio in questa coraggiosa scelta cromatica (forse) l'unico pregio del film. (...)

 

Per lo sviluppo della trama, il commento e le note critiche si rimanda al volume 

          "Psycho cult- Psicodizionario del cinema di genere"

                                    di Ignazio Senatore

                                Centro Scientifico Editore (2006)

 

 

 

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