Intervista a Roberto Fiore

 

Strano destino quello del vulcanico, schioppettate presidente Roberto Fiore. Suo padre Francesco era un poeta che scriveva canzoni in coppia con il maestro Lama, indimenticato autore di Reginella. Suo fratello Renato aveva composto Suonno a Marechiaro interpretata da Sergio Bruni e Mario Abbate e Ma pecchè cantata da Iva Zanicchi. Invece di comporre versi o musicare canzoni Roberto Fiore spiazzò tutti e, dopo una carriera come dirigente nella Società Calcio Napoli, divenne presidente nel 1962, succedendo ad Achille Lauro. Galantuomo, signore d’altri tempi, con il suo imbattibile intuito ha regalato ai tifosi napoletani i primi trofei nazionali ed internazionali (una Coppa Italia ed una Coppa delle Alpi) al Posillipo il primo scudetto di pallanuoto e sfiorato con la  Juve Stabia due volte la Serie B.

 

Presidente, lei è ricordato soprattutto perché ha portato a Napoli Sivori ed Altafini.

 

“Vorrei che le persone ricordassero che ho acquistato anche Claudio Sala, Bigon, Bianchi e Panzanato  Ho sempre cercato di portare a Napoli giocatori di gran classe perché Napoli è una città che ha diritto al grande calcio.”

 

Il Comandante si fidava ciecamente dei suoi consigli?

 

“Ricordo che era indeciso se comprare o no Cané anche perchè Monzeglio, l’allenatore del Napoli di allora era molto titubante. Io vidi che Canè era molto dotato tecnicamente e glielo consigliai vivamente. Al Comandante suggerii anche l’acquisto di Aroldo, un altro brasiliano che giocò vari anni in nazionale, ma lui valutava i giocatori a peso e poiché Aroldo era molto magro, non lo comprò.”

 

Vuole ricordare qualche aneddoto degli anni vissuti al fianco di Achille Lauro?

 

“Sul Comandante potrei raccontare migliaia di episodi. Ricordo una volta decise di andare in Svizzera per ringiovanire ma non appena vide sull’alto della scalinata della clinica il direttore, un vecchietto, più malandato di lui, fece immediatamente dietro front.”Da anni circola la leggenda che l’ingegnere Ferlaino, in una notte e con un piccolo stratagemma, riuscì a diventare presidente del Napoli ed a scalzarla da quella poltrona.“La verità è che io sono una persona molto scaramantica e che tutti i presidenti che mi avevano preceduti morivano o fallivano. Dopo sette anni che facevo il presidente della società ero molto stanco e dissi al Comandante che volevo fare solo l’amministratore delegato. Proposi allora di fare eleggere presidente suo figlio Gioacchino che morì quattro mesi dopo, all’età di quarantaquattro anni. Dopo di lui fu nominato presidente Corcione che morì dopo sei mesi per un tumore. E fu allora che dissi alla vedova Corcione: “Il presidente facciamolo fare a Ferlaino” Ma dietro questa mia decisione, lo assicuro, non c’era neanche un pizzico di cattiveria.”

 

E’vero che come presidente della Juve Stabia lasciò appiedati i suoi giocatori?

 

“Ricordo che la squadra giocava a Catania. Io mi aspettavo in campo undici gladiatori ed invece i giocatori offrirono una prova così scialba che perdemmo tre a zero. Dopo averli strigliati per quella prova opaca spedì sul pullman della squadra chi non aveva giocato e dissi a chi era sceso in campo di ritornare a casa con i mezzi propri.”

 

Esisteva Calciopoli allora?

“Ricordo che proprio nella finale con il Savoia per tentare al scalata alla Serie B, prima dell’incontro l’arbitro mi chiese dei soldi. Io non cedetti al suo ricatto e lui si vendicò espellendo dal campo il nostro migliore giocatore. La partita la perdemmo. Fortuna che quell’arbitro successivamente fu radiato.”

 

Tra i suoi rimpianti c’è qualche giocatore che avrebbe voluto portare a Napoli?

 

“Avevo comprato Gigi Meroni ma poi l’affare sfumò. Quello che non tutti sanno è che proposi ad un manager brasiliano il prestito per una sola stagione di Pelè per la faraonica cifra di allora di cento milioni. Pelè mi spedì anche una cartolina e sembrava disposto a venire in Italia ma feci l’errore di accennare il mio progetto a Sivori. Capii che lui non ne fu affatto entusiasta della mia idea e per evitare dualismi e fratture nello spogliatoio mandai a monte il progetto”.

 

 

Articolo pubblicato su Il Napoli - Epolis – 14-3-2007

 

Torna alla Homepage »