Cinema e filosofia
secondo Enrico Grezzi
Soffia forte
“Il vento del cinema”, festival dedicato ai rapporti tra cinema e
filosofia ideato e diretto da
Enrico Grezzi, in programma a Procida fino al 26 giugno.
Un primo incontro pubblico si è svolto
ieri, alle ore 17.30 , all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli,
dove Enrico Grezzi ha tenuto una conferenza dal titolo: “Ieri è un altro giorno.
C(hi) pensa al cinema”. E chi si aspettava
che Grezzi partisse dai film più noto prodotti sul tema ( “Giordano
Bruno” di Giuliano Montaldo o “Socrate”,
film TV diretto da Roberto Rossellini) è stato naturalmente, spiazzato.
Grezzi esordisce, in maniera folgorante:
“Non ho la minima idea di quanto ho da
dire, o meglio, m’imbarazza dire o
far finta di dire qualcosa. Queste reminiscenze , o per meglio dire
“reminiscenze”, nel senso di cosse che ho “ruminato” intorno al cinema, sono,
certamente, poco rettilinee e saranno contaminate dalle ultime cose viste e
sentite- Mi scuso della qualità del discorso che si formerà in corso d’opera.”
Grezzi vola subito alto e parte da
lontano. Dietro l’apparente improvvisazione cita i suoi teorici preferite:
Gilles Deleuze e Walter Benjamin.
Del primo ricorda
la “timidezza”, la sua incapacità
nell’affrontare fino in fondo la storia del cinema. A ben vedere,
infatti, nei suoi due “testi sacri” non ci sono riferimenti all’opera di registi
del calibro di Rossellini e di Nicolas Ray ma (solo) citazioni ed omaggi
dedicati al cinema francese.
Del secondo magnifica la passione e
l’amore che nutriva verso una forma
d’arte che lo aveva completamente
sedotto.
“A differenza di Adorno ed egli altri
filosofi della Scuola di Francoforte, Benjamin non si era americanizzato
Ed anche se è vero che si era occupato (solo) marginalmente di cinema e
scritto (solo) un pezzo di cinema
su Walt Disney, la sua importanza è da ricercare altrove. Ed in questo “Duello
al sole”, in questo melò all’interno della stessa scuola di Francoforte,
Benjamin sarà l’unico che si lamenterà del defluire del discorso sul cinema.
Sotto accusa i critici cinematografici che, di fronte al nuovo che giunge dallo
schermo, di fronte all’incalzare
delle immagini in movimento, non trovano di meglio che riproporre i vecchi
cliché e gli stessi limiti narrativi
della critica letteraria.”
E mentre Grezzi continua a discettare
sui rapporti tra cinema e filosofia, alle sue spalle scorrono le straordinarie
immagini (in uno sporco bianco e nero)
di un “anti-film” diretto da Guy Debord, dal titolo indicativo : “Critique
de la separation”.
E mentre continua ad ipnotizzare il
(giovane) pubblico accorso a
Palazzo Serra di Cassano, tornano alla mente
le recentissime riflessioni
espresse da Giuseppe Tornatore nel corso dell’incontro con il pubblico
al Napoli Film Festival:
“Martin Scorsese, il grande regista
americano di origini italiane, a casa sua, ha una trentina di video perennemente
accessi che mandano in onda film dopo film. A chi gli chiede il perché di quelle
installazioni non risponde ma lascia intendere che le immagini dei diversi film
lo nutrano, gli entrano nella pelle e prima o poi influenzeranno il suo processo
artistico.”
Probabilmente Enrico Grezzi sposerà
questa sua teoria. Le immagini per lui non sono elementi funzionali e fittizi ma
materia vivente, nutrimento insostituibile per il suo corpo, i suoi occhi, il
suo spirito.”
L'Articolo- Redazione napoletana del "L'Unità" - 09-6-2005