L’arte della felicità
Come definire la felicità?
Per alcuni è uno stato della mente, per altri un sentimento d’espansione, una
tonalità affettiva dell’essere nel mondo o di stare nel mondo. Per indicarla i
Greci utilizzavano due termini distinti ma simili tra loro; “eutrichia”, un
misto tra felicità e fortuna ed “eudaimonia”, la buona sorte che si abbatteva su
chi era fortunato. Per i Romani il termine felicità derivava da una radice che
rimandava ai concetti di fecondità, abbondanza e prosperità. Considerata
equivalente ad uno stato di estasi; non solo nutriva ma permetteva, a chi la
gustava di dimenticare, in un attimo, pene ed affanni. Per alcune filosofie
orientali la felicità è, invece, bastare a se stessi, significa riuscire a
coltivare il senso dalle distanze dalle cose, modulare i piaceri, tenere a bada
i moti dell’anima. Il segreto per essere felici è, quindi, nel lasciarsi fluire,
nel non correre dietro ai migliaia di desideri ma di conquistarne uno solo, nel
non patirne la mancanza. Ma cosa ne pensano oggi della felicità psicoanalisti,
filosofi, scienziati, mistici e pensatori? L’occasione per discutere su un tema
cos’ complesso ed affascinante è offerta dalla terza edizione de “L’arte della
felicità” che si terrà a Napoli da giovedì a domenica in diversi luoghi della
città; PAN, Castel Sant’Elmo, Villa Pignatelli, Istituto Grenoble, Città della
Scienza, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. A fianco di incontri e
dibattiti non mancheranno concerti e proiezioni di film d’autore come Pier Paolo
Pasolini e Wong Kar Way. Ospiti d’eccezioni il regista Marco Bellocchio, il guru
Robert Thurman, docente di Buddismo e Cultura Indo-Tibetana alla Columbia
University e fondatore insieme a Richard Gere della Tibet House degli Stati
Uniti, il biofisico tedesco Stefan Klein, i filosofi Aldo Masullo e
Francois Jullien, il teologo Francis Tiso.. L'ingresso
agli incontri è libero.
Articolo pubblicato su "Il Napoli - Epolis"- 20-03-2007