Il candidato merce
Avete mai visto una
pubblicità di un’automobile che perde l’olio o che ha dei problemi ai freni? O
quella di un detersivo che non smacchia per niente e che per di più stinge?
Occorre “desiderare” l’oggetto da comprare e non verificarne le qualità e
l’efficienza. Tratteggiare i
possibili difetti di un prodotto o elencarne i punti deboli non rientra in
nessuna strategia di marketing. Ed in questo supermarket globale che è diventato
il nostro pianeta, la politica non poteva che adottare gli stessi codici
persuasivi e seduttivi, care alle agenzie pubblicitarie. Il candidato più che
per le sue doti morali e politiche è proposto all’attenzione dell’elettore come
un oggetto “in vetrina”, al pari di una lavastoviglie, di una scatola di
biscotti o di formaggini. Rendere una persona un prodotto, questo è
l’obiettivo nascosto e sotterraneo di ogni campagna pubblicitaria. Ma prima di
essere consumata ogni merce, si sa, deve essere trasformata in immagine. Ciò
spiega l’invasione nelle città di migliaia di volantini e di manifesti che
ritraggono i corpi desideranti dei candidati in cerca di voto. Italo Bocchino,
con la sua faraonica campagna elettorale ha tappezzato la città con il suo volto
sorridente (?) e il suo pugno chiuso, tenuto a mezz’aria, come espressione di
forza, di lotta e di battaglia. Ma anche lui, come tutti, è un politico in
vendita, merce da consumare, esente da qualsiasi imperfezione ed impurità, alla
stessa stregua di un detergente per il viso o di una bottiglia d’acqua minerale.
Non importa se è poco fotogenico e con lo sguardo fisso nel vuoto!
Eppure, l’elezione del
“candidato-merce” non è così automatica e, statisticamente è stato dimostrato
che più è dispendiosa la campagna pubblicitaria è maggiormente è a rischio la
sua elezione. Partendo da alcuni
assiomi fondamentali del marketing pubblicitario, proverò a dimostrare come la
propaganda elettorale sia inutile ed “ininfluente” sulle decisioni
dell’elettorato.
Primo: Tutti noi tendiamo ad
esporci ad un’informazione “selettiva” (un elettore di sinistra sceglie di
leggere un giornale di sinistra e quello di destra uno di destra) ed a
ricercare, “difensivamente” quelle informazioni che confermano il nostro punto
di vista. Inconsciamente, siamo spinti, quindi, ad evitare quelle informazioni
che potrebbero metterci in una condizione di conflitto. Nel corso di una tribuna
elettorale tenderemo, quindi, a condividere il pensiero del candidato dello
schieramento a noi vicino e a non “prestare ascolto” alle affermazioni del
politico avversario. Da ciò ne discende che la persuasione non è quella che un
messaggio fa alla persona ma quello che una persona fa del messaggio.
Secondo: Comunemente si crede che il
candidato centri la propria propaganda nel dimostrare agli elettori le
inesattezze, le falsità e gli errori commessi dai suoi avversari politici.
Balle! Ogni candidato è consapevole della “reale” difficoltà di far mutare
opinione all’elettore dello schieramento opposto. La strategia che adotta è
dunque “autoreferenziale” ed orientata a “persuadere” principalmente gli
elettori del suo stesso schieramento. Per raggiungere questo obiettivo non gli
resta che l’illusione di aver marcato “etologicamente” il territorio al solo
scopo di togliere “visibilità” ad un altro candidato che potrebbe pescare nel
suo stesso schieramento. Terzo: Molti anni fa un’indagine di mercato scoprì che
il numero delle vendite della automobili aumentava quando nei saloni
d’esposizione dei concessionari era esposta una decappottabile. Conti alla mano,
il dato reale era che i visitatori compravano per lo più delle berline. Il
motivo? Il visitatore associava la decappottabile alla libertà, al sogno,
all’avventura ma dentro di sé sapeva che la berlina simbolicamente rappresentava
quello che lui era in realtà: una persona normale, tranquilla, legato alla
routine ed alla normalità quotidiana. Come il consumatore medio, anche
l’elettore ama sognare ma, alla fine, gratta-gratta, preferisce la stabilità
Primo: Tutti noi tendiamo ad esporci ad un’informazione “selettiva” (un elettore
di sinistra sceglie di leggere un giornale di sinistra e quello di destra uno di
destra) ed a ricercare, “difensivamente” quelle informazioni che confermano il
nostro punto di vista. Inconsciamente, siamo spinti, quindi, ad evitare quelle
informazioni che potrebbero metterci in una condizione di conflitto. Nel corso
di una tribuna elettorale tenderemo, quindi, a condividere il pensiero del
candidato dello schieramento a noi vicino e a non “prestare ascolto” alle
affermazioni del politico avversario. Da ciò ne discende che la persuasione non
è quella che un messaggio fa alla persona ma quello che una persona fa del
messaggio. Secondo: Comunemente
si crede che il candidato centri la propria propaganda nel dimostrare agli
elettori le inesattezze, le falsità e gli errori commessi dai suoi avversari
politici. Balle! Ogni candidato è consapevole della “reale” difficoltà di far
mutare opinione all’elettore dello schieramento opposto. La strategia che adotta
è dunque “autoreferenziale” ed orientata a “persuadere” principalmente gli
elettori del suo stesso schieramento. Per raggiungere questo obiettivo non gli
resta che l’illusione di aver marcato “etologicamente” il territorio al solo
scopo di togliere “visibilità” ad un altro candidato che potrebbe pescare nel
suo stesso schieramento. Terzo: Molti anni fa un’indagine di mercato scoprì che
il numero delle vendite della automobili aumentava quando nei saloni
d’esposizione dei concessionari era esposta una decappottabile. Conti alla mano,
il dato reale era che i visitatori compravano per lo più delle berline. Il
motivo? Il visitatore associava la decappottabile alla libertà, al sogno,
all’avventura ma dentro di sé sapeva che la berlina simbolicamente rappresentava
quello che lui era in realtà: una persona normale, tranquilla, legato alla
routine ed alla normalità quotidiana. Come il consumatore medio, anche
l’elettore ama sognare ma, alla fine, gratta-gratta, preferisce la stabilità
all’incertezza. Un ultimo consiglio da dare ad Italo Bocchino ed agli
altri politici nostrani? In questa tornata elettorale non gettate via tanti
soldi.