"Paura al cinema: dopo il caso di Paranormal Activity spieghiamo perché l’horror attrae"  

di Eduardo Rosati – da Oggi – N 17-24 Febbraio

 

 

Non è in 3D. E non sfoggia magie computerizzate. Sciorina solo porte che gracchiano, tonfi in soffitta e fiati di vento sulle lenzuola. In un crescendo rossiniano. Paranomal Activity è un fenomeno... spaventoso: sta inzeppando di soldi le casse dei cinema perché piace. Piace lasciarsi toccare le vertebre dai polpastrelli freddi della paura (standosene, però, accucciati tra le braccia confortanti di una poltrona). Perché piazzarsi dinanzi a uno schermo che proietta fantasie orride è come allacciarsi la cintura sul vagoncino di un ottovolante. Pronti, partenza, via: verso l’effettaccio che scombussola la pancia. Verso la discesa che eccita e regala vertigini.  E pensare che per mamma Natura la paura è utilissima.( ….)

L’effetto sulla psiche

«Il film dell’orrore può scombussolare la psiche? Macché!», taglia corto il dottor Ignazio Senatore. E se lo afferma lui: psichiatra e psicoterapeuta all’Università di Medicina «Federico II» di Napoli, è nome di punta tra gli studiosi dei rapporti tra cinema e psicoanalisi (a marzo, il suo nuovo libro: Cinema Mente e Corpo, per Zephyro Editore). 

«Gli impressionabili trascorreranno qualche notte con la luce accesa in camera. Tutto qui. Sinceramente, mai incontrato pazienti che hanno finito per sviluppare disturbi da attacchi di panico o d’ansia dopo la visione di un horror. Che potrebbe rivelarsi perturbante solo per chi già sta vivendo una situazione di fragilità, d’inquietudine, di sofferenza psichica... Ma in generale i giovani (sono gli adolescenti i maggiori consumatori di tali pellicole) hanno fame di brividi, di sensazioni estreme. Inseguono la “prova di coraggio”, e la soddisfazione di poter poi fregiarsi con gli amici: ecco il successo delle montagne russe o delle “case dei fantasmi” nei luna park». 

Infanzia e fiabe nere 

E poi diciamocelo: tutti noi cresciamo a «pane & orchi». Tra lupi che sbranano nonnine e streghe ipermalvagie. Con scopi edificanti, però, «perché il piccolo ha bisogno d’“imbrigliare” in immagini i suoi timori incorporei». Nelle favole nere (e nel cinema horror) si sprecano le bocche zannute che dilaniano-straziano... Un caso? La voracità, spiega Senatore, è parte del normale sviluppo psichico infantile. Si parla di «sadismo orale», una fase naturalissima, in cui il bimbo prova piacere nell’aggredire il mondo e il prossimo con la bocca. Allora, verrebbe da dire, fantasticare orrendamente è attività salutare, anche perché «dà all’esistenza un fascino che ci dispiacerebbe perdere». Parole di Carl Gustav Jung. (…)

 

 

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