Bord de mer - In riva al mare (Bord de mer)

di Julie Lopes Curval con Helene Fillieres, Jonathan Zaccai, Bulle Ogier, Patrick Liana, Alexandra Mercouroff - Francia- 2002- Durata 90’

 

La vita scorre regolarmente e senza grandi sussulti a Cayeaux, una piccola e tranquilla località turistica sul mare nel Nord della Francia. Marie (Helene Fillieres) è un’operaia della fabbrica cittadina (specializzata nel trattamento dei sassi e della ghiaia) fidanzata con Paul (Jonathan Zaccai) un ragazzo che sbarca il lunario facendo d’estate il bagnino; Rose, madre di Paul, è una vecchietta sola che per non sentire i morsi della depressione, passa il tempo nel casinò della città a giocare alle slot-machine; Albert (Patrick Lizana) ha ereditato la fabbrica paterna sull’orlo del fallimento e dopo averla rimessa in sesto, spera di mollare tutto e di fuggire via lontano; sua moglie, l’affascinate Lucille (Alexandra Mercouroff) sogna, invece, di vivere a Parigi, immersa nella mondanità e nel bel mondo. Ma il fuoco cova sempre sotto la cenere; Albert molla tutto e fugge via con Marie; Lucille vola a Parigi e Rose, dopo aver perso la casa di proprietà alle slot-machine, tenta il suicidio.

Pellicola rarefatta, girata sottovoce ed in punta di piedi da una giovane regista francese al suo esordio dietro la macchina da presa. Con delle piccole pennellate ed una narrazione sommessa e silenziosa, Curval ci mostra queste anime sospese che si scambiano baci senza sapore, passioni senza sentimenti in attesa di qualcosa che possa cambiare il loro destino.

La regista ci mostra una sonnecchiante cittadina di provincia che d’inverno sbadiglia, e rallenta i ritmi e d’estate esplode in tutta la sua straripante vitalità e vivacità con i turisti che affollano la spiaggia ed il casinò. Ed è proprio in questo contrasto tra luci e d ombre, tra il giorno e la notte, tra l’inezia e la frenesia (chiare metafore  dell’esistenza dei protagonisti), la chiave per comprendere il film. La regista compone dei piccoli ritratti, punta sui minimi dettagli e sottolinea come il destino possa pesare, come le pietre lavorate nella cava della città, sui singoli personaggi

Non mancano i momenti di struggente melanconia; su tutti un operaio, da poco licenziato, per non affogare nella disperazione, trascorre le giornate a vedere gli ex colleghi che lavorano in fabbrica. Camera d’or al 55 Festival di Cannes come migliore opera prima.

 

 

 

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