Anteprima Le prime 10 pagine

 

"Il bello del cinema? I pop corn Le più belle riflessioni sul cinema

di Ignazio Senatore (Falsopiano Edizioni - 2014)

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A prova di errore 
“Per quanto riguarda gli errori che un regista non dovrebbe mai fare ce ne sono molti e io penso di averli fatti tutti. Ma il più grande è forse quello di pensare che si debba mostrare
  tutto ciò che su vuole dire. Quando si tratta di violenza, per esempio, nessuno sembra capace di trovare un’alternativa nel metterla in scena, ma in effetti il cinema spesso raggiunge l’impatto maggiore, rifiutandosi di mostrare ciò che cerca di evocare. Mai dimenticarlo.” (Wim Wenders) 

Le ali della libertà 
"Sono cresciuto con un sogno, con un desiderio di libertà ma poi, all'indomani del Sessantotto, ci fu la delusione: con il solo impegno politico non si raggiungeva alcuna libertà. Per mutare le condizioni sociali, bisognava cambiare gli individui. E come si cambiano gli individui? Quando si è di fronte alla propria sessualità, i nodi vengono al pettine, si fanno i conti. Ecco da questa presa di posizione è iniziata la serie di film erotico-sessuale che, io non considero affatto una diminutio dal punto di vista ideologico, politico o professionale rispetto ad altre opere del primo periodo, ma solo la continuazione, su un altro campo, della stessa, ansiosa, irrimediabilmente insoddisfatta ricerca di libertà. A tutto campo." (Tinto Brass) 

Alice’s restaurant 
"Luna rossa
è un film "contro" i ristoranti e le pizzerie. Dopo averlo visto ti si chiude lo stomaco perché ti lascia qualcosa che ti logora dentro e ti fa pensare...Non è come tanti altri film che non ti lascia niente e dopo che,dopo averlo hai visto al cinema in compagnia dei tuoi amici, esci dalla sala e dici: "Vabbè, andiamo al ristorante o in pizzeria?." (Antonio Capuano) 

Alone
“Ho avuto una giovinezza molto solitaria, adoravo stare in soffitta a leggere i miei libri, non avevo molti amici e la cosa non
  mi intristiva affatto. Mi piaceva quella condizione di emarginato, stare da solo a leggere e vedere i film. Il cinefilo è solitamente un solitario perché è abituato a dialogare con le immagini proiettate sullo schermo.” (Dario Argento)

L’amore nascosto
 
“Ho bisogno che i protagonisti si facciano male l’un l’altro, che facciano tutto questo, in quella guerra, in quella polemica di parole e di immagini che è la vita. Tutto il resto non
  mi riguarda veramente, può interessare ad altri, ma io lo so, ho un’idea fissa; tutto ciò che mi interessa è l’amore.” (John Cassavetes)
 

L’amore violato 
“Il film deve essere violato, non deve essere rispettato. Il cinema non deve essere santificato.“ (Antonio Capuano) 

Amytiville horror 
“L’orrore è un passo oltre la paura. Spesso i film dell’orrore hanno a che fare con lo spavento e, subito dopo lo shock, il pubblico in genere esplode in una risata liberatoria. La paura e l’orrore, invece,
  si insinuano in fondo al cuore ed alla mente dello spettatore, lo attanagliano e lo lasciano senza fiato. C’è una particolare sensazione, poi, che è quella che io preferisco, Freud la chiama il “perturbante” è presente nei gialli di Hitchcock, come ad esempio Gli uccelli; cosa c’è di più rassicurante di un parco giochi di bambini? Ma che sensazione di ansia può trasmettere quando comincia a popolarsi di corvi minacciosi, pronti ad uccidere? Prima uno, poi quattro, poi cinque, poi centinaia. Oppure il camino della casa, simbolo del focolare domestico che tanto ci rasserena, ma altrettanto ci spaventa quando fuoriesce da esso una fittissima colonna di corvi assassini.” (Gabriele Lavia) 

Analisi finale 
“In un periodo più psicoanalitico della mia vita pensavo che la “carrellata in avanti” fosse il movimento del bambino verso la madre e la “carrellata indietro”, era il contrario: il movimento del bambino che cerca di scappare.” (Bernardo Bertolucci) "Non ho mai sentito la necessità di andare in analisi forse perché ho avuto la possibilità di sfogarmi e di elaborare tante mie ossessioni attraverso il cinema." (Tinto Brass) "Credo che la psicoanalisi sia pericolosa. Io sono uno che ha delle malinconie, ma invece di restarci sepolto sotto, riesco a metterle a frutto. Se dovessi scoprire che quelle malinconie non sono poi tanto malinconiche, credo che il pubblico non mi troverebbe più tanto comico, perché il comico non esiste senza malinconia.” (Jerry Lewis) 

The artist 
“Ci sono due generi di artisti: alcuni camminano per la strada a capo eretto, guardando dritto in avanti. Osservano, progettano ed organizzano: i loro lavori sono interessanti, efficaci, ben svolti e talvolta anche splendidi. Questo è il gruppo dei sempre ammirati. Poi c'è l'altro tipo, quelli che camminano a testa bassa, persi nei propri pensieri e facendo sogni ad occhi aperti. Ogni tanto sono costretti a sollevar lo sguardo, sempre all'improvviso, e di colpo lanciano al mondo rapide occhiate trasversali. Questo è il gruppo che vede veramente: per quanto eccentrico o confuso sia il loro stile, essi vedono con meravigliosa chiarezza". (Jean Luc Godard)
 

“Artista? Macché artista: venditore di chiacchiere. Un falegname vale più di noi artisti: almeno fabbrica un tavolino che rimane nei secoli. Ma noi che facciamo? Quanto duriamo? Al massimo, se abbiamo molto successo, una generazione. Se chiedo al mio nipotino chi era Petrolini, chi era Zacconi, risponde: “Boh!” Lo scritto rimane, il quadro rimane, il lavandino rimane ma di ciò che facciamo non rimane un bel nulla.” (Totò) 

L’attesa 
“Quando facevo la pubblicità qualcuno si è lamentato che non usavo gli effetti speciali. Per me l'unico effetto speciale è l'attore. Io l'attore l'ho fatto da bambino, quasi per gioco. ma mi è bastato per capire che l'attore trascorre più tempo a star fermo, ad aspettare che non a fare qualcosa. E la sua parte più umana, il suo modo di vivere nella maniera più personale il proprio lavoro. In quei momenti di stasi forzata può immaginare, costruire. Quando riesce a dare tutto questo nello spazio limitatissimo che è quello della sua performance, quella è un'esplosione emotiva che costa assai più fatica ottenere con la computer grafica o con gli effetti speciali.” (Alessandro D'Alatri) 

“Il teatro é basato su una grande generosità, sul darsi, ricercare, di mettersi in discussione durante le prove, di limare, rifare, rifare. Invece, il cinema spesso é basato su di un'economizzazione degli sforzi. Per i primi tempi che fai il cinema, sei come uno che gioca al tennis e usa male i muscoli, per cui alla fine sei stanco, perché hai usato male, quei muscoli, quei cinque muscoli che, forse, ti servivano. Quando incominci a capire questo è l'inizio per lavorare bene. Sei pronto mezz'ora prima di girare, un quarto d'ora prima di girare, dieci minuti prima di girare, cinque minuti prima di girare, poi alla fine non sei pronto mai. Non sei più pronto, non riesci a recitare più, a forza di economizzare. Il cinema ti abitua a delle pause lunghissime e a delle attese in cui non sai come riempirle. Lo star fermo al cinema spesso rimanda alla noia..Quando Luca disse ad Eduardo che voleva fare il cinema, Eduardo gli rispose: "Vuoi fare del cinema? E allora ti devi accattare na' bella seggia" (Silvio Orlando) 

"A mio modo di vedere, l'essenziale nel racconto cinematografico è l'attesa: ogni soluzione nasce dall'attesa. E' l'attesa che fa vivere, l'attesa che scatena la realtà, l'attesa che, dopo la preparazione, dà la libertà."
  (Roberto Rossellini) 

Attrazione fatale 
“Da bambino era il cinema epico ad attrarmi. Ricordo lo stupore per il kolossal di Cecil B. De Mille I dieci comandamenti, impressionato, anche lì, soprattutto dalle scene violente. Me ne ricordo una in cui gli schiavi ebrei devono costruire mattoni con paglia e fango. Un vecchio si ribella, mostra le mani insanguinate. Le guardie del faraone lo abbattono con una corta spada che assomigliava alla roncola dei nostri contadini. Oggi mi rendo conto che quello che mi feriva non era la scena in sé ma la situazione che descriveva. L’ingiustizia, l’affronto. Ero andato a vederlo con la scuola e l’insegnante ci chiese cosa ci aveva colpito. Nel film c’erano molti “trucchi”, ancora non si chiamavano “effetti speciali” e tutti i compagni parlano del Mar Rosso che si apre, del Mar Rosso che si chiude, dell’onda che travolge le bighe del faraone, ect. Io invece dico alla signora maestra della scena del vecchietto. La maestra è un po’ delusa, si capisce che la lezione verrebbe meglio a parlare del Mar Rosso e cerca di portarmi lì dove potrà poi spiegarci la vendetta del Signore e la Giusta Punizione. Ma io, completamente decentrato, insisto sul povero schiavo abbattuto a roncolate e su quei bastardi delle guardie del faraone, non mi sposto verso il piacere teleologico, rimango cocciuto accanto ai miserabili, ai perdenti sotto ogni cielo.” (Marco Tullio Giordana)

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