"Il Resto del Carlino" - 14- 04-2004

"Al cine, come sul lettino"

 di Paola Gabrielli

 

Giù di corda? Mai pensato ad un film? Ora, come terapia, seppur momentanea, oltre ad azzannare cioccolato, darsi allo shopping sfrenato e via tentando, c’è chi propone una sana visione cinematografica. Provare per credere oggi pomeriggio alle 18.00 alla Feltrinelli, dove ad attendervi ci sarà un gioviale psichiatra napoletano, Ignazio Senatore, che presenterà la sua ultima fatica: “Il cineforum del dottor Freud” (Centro Scientifico). Il libro già spiazza se confrontiamo il titolo e la copertina dove compare un’immagine di Jung nella versione tratta da “Prendimi l’anima” di Roberto Faenza. “A beautiful mind”, ad esempio, compare nel capitolo “Cinema e crepe della mente”. “Fight club” in “Il cinema e la deriva”. Gioventù bruciata in “Il cinema e le stagioni smarrite”. Il libro si conclude con interviste a registi e attori. Ma, avverte Senatore, docente all’Università “Federico II” di Napoli e tra i fondatori della Rivista “Eidos”, “il cinema può curare, dipende solo dallo spettatore”.

Gabrielli: Il cineforum del dottor Freud: una provocazione, visto lo scarso amore del padre della psicoanalisi per il cinema?

Senatore: Il cineforum sta per il cineforum militante e di qualità di una volta. Quanto a Freud, il significato, oltre al fatto che egli in effetti non amava il cinema considerandolo roba da plebei, sta nel taglio psicanalitico che ne ho dato. Per questo non ho scelto film necessariamente famosi, ma quelli interessanti da questo punto di vista.

Gabrielli: Come mai uno psichiatra sceglie proprio il cinema…

Senatore: Nel 94 scrissi “L’analista in celluloide” Spiegavo perché noi psichiatri nell’immaginario collettivo veniamo demonizzati: o siamo folli, o separati, o seduttori incalliti. Comunque gente piena di problemi personali. E’ anche così ma soprattutto siamo come gli altri…

Gabrielli: Ha scelto solo i film che le piacevano?

Senatore: Anzi! Ho scelto anche film brutti. “Tenera è la notte”è brutto, ma la storia dello psichiatra che s’innamora e sposa la paziente era emblematica. “Casanova 70” di Monicelli è bruttino ma divertente ed autoironico. “Ragazze interrotte” è un filmaccio furbo ed ammiccante. “Mi chiamo Sam” arriva ad un certo tipo di pubblico. Ci sono film di facile digestione, ma c’è anche un certo cinema francese, che io adoro, e film ai quali sono legato, come “Senza pelle” di D’Alatri con un ottimo Kim Rossi Stuart.

Gabrielli: Perché si va al cinema?

Senatore: Come diceva Bunuel, per allargare l’immaginario e connettere in modo diverso i dati di realtà.

Gabrielli: Un film può curare?

Senatore: Un film in sé non fa né bene né male. C’è poco da consigliare “Via da Las Vegas” a chi soffre d’alcolismo o “La grande abbuffata” a chi ha problemi con il cibo: tutto dipende dalla nostra elaborazione. Il cinema può essere il cantastorie dei nostri tempi. Per chi ha il problema il discorso cambia e chi sceglie per i pazienti film come “Spider” di Cronenberg dovrebbe darsi una regolata.

Gabrielli: Che cosa consiglierebbe a chi volesse vedere il film oggi al centro della discussione come “La passione di Cristo”?

Senatore: Primo: non è obbligatorio vederlo. Secondo: è finzione anche quella e di fronte alle frustate occorre fare dei distinguo. Le dispute fra ebraici e cattolici mi sono insopportabili. Gibson ha voluto fare un film preciso. Come  Bellocchio nel suo “Buongiorno notte”. Non dobbiamo pretendere l’aderenza alla realtà.

 

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